Autore: Giuseppe Iorio (Sab, 23/01/2010)
Il reflusso gastroesofageo consiste nella risalita verso l’esofago da parte di succhi gastrici provenienti dallo stomaco.
Si tratta di un evento che si presenta occasionalmente in qualsiasi individuo sano, in particolare dopo i pasti.
Quando i reflussi sono così numerosi e intensi da causare lesioni alla mucosa esofagea, il fenomeno diventa chiaro sintomo di una vera e propria patologia, nota come malattia da reflusso gastroesofageo o con l’acronimo GERD.
Per comprendere meglio il meccanismo che è alla base del reflusso gastroesofageo, bisogna tenere presente che tra la parte terminale dell’esofago e lo stomaco è situata una struttura muscolare a forma di anello, detta sfintere esofageo inferiore (LES), che ha il compito di impedire il passaggio del materiale gastrico nell’esofago.
Se questa struttura anatomica perde tono, non riesce più a tenere i succhi gastrici lontani dall’esofago e così i reflussi gastroesofagei possono diventare molto frequenti, causando sintomi quali bruciore al petto, rigurgiti acidi, disfagia (dolore durante la deglutizione) e persino ulcere.
Lo sfintere esofageo inferiore può perdere la sua forza di chiusura a causa di diversi fattori. Per esempio a causa dell’aumento della pressione addominale dovuto a obesità o gravidanza, per azione di alcuni cibi e di alcuni farmaci, per via del fumo oppure delle alterazioni della motilità dell’esofago.
Se l’entità della patologia è lieve, i disturbi possono essere eliminati con alcuni piccoli accorgimenti: evitare di coricarsi subito dopo avere mangiato, facendo passare almeno 2-3 ore tra la cena e il momento in cui si va a letto; aggiungere un cuscino supplementare al letto per dormire con la testa più sollevata rispetto al solito, specialmente se si è soggetti a reflusso gastroesofageo notturno; diminuire drasticamente (meglio addirittura abolire) la quantità di fumo e alcolici; ridurre il peso corporeo se si è in sovrappeso; evitare agrumi, cibi fritti, grassi o speziati, bibite gassate, caffè e altre bevande contenenti caffeina.
Se questi accorgimenti non sortiscono risultati soddisfacenti o se i sintomi della patologia sono più seri, si utilizzano antiacidi per tamponare l’ambiente esofago-gastrico, procinetici per incrementare la pressione dello sfintere esofageo inferiore e H2-antagonisti per ridurre le secrezioni acide.
In qualsiasi caso, è opportuno recarsi dal medico per appurare la natura del problema e ricevere cure adeguate.
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