Salute

Il nuovo sistema di etichettatura dei prodotti solari

Dal 2007 la Commissione Europea ha stabilito nuove norme che regolamentano le diciture sulle etichette dei prodotti di protezione solare per tutelare i consumatori.

Autore: Arianna Bernardini (Ven, 03/04/2009)

Nel 2007 la Commissione Europea ha approvato l’odierno sistema di etichettatura dei prodotti solari standardizzato per tutti i paesi dell’Unione Europea e di facile comprensione per tutti i consumatori per evidenziare la reale efficacia dei solari.

Il punto cruciale è rappresentato dal fatto che raramente si percepisce la reale dannosità dei raggi UV. Soprattutto in clima vacanziero, tanti tendono a dimenticare di prendere le dovute precauzioni per proteggersi dalle radiazioni solari, desiderando l’abbronzatura a tutti i costi e facendo interminabili bagni di sole pensando che i prodotti solari siano miracolistici.

Così non è, perché il fattore di protezione, siglato come SPF (Sun Protection Factor), protegge soltanto dalle scottature solari derivanti dai raggi UV-B, mentre non esiste un solo prodotto che schermi totalmente dai raggi UV-A, i responsabili dell’invecchiamento precoce della pelle e della conseguente formazione di ipercheratosi epidermica (ispessimento rapido dello strato corneo dell’epidermide) con rughe e macchie ipercromiche, delle patologie correlate al sistema immunitario e del rischio di cancro della pelle (le forme tumorali della pelle troppo esposta al sole sono comunque dovuti anche ai raggi UV-B).

Il nuovo sistema di etichettatura prevede che:

  • non possono più comparire diciture come “protezione totale”, “protezione al 100%”, “schermo totale”, “sun block” o similari perché non esiste un prodotto di protezione solare che difende completamente la pelle dai raggi UV;
  • vicino al numero che identifica il fattore di protezione solare, il cui valore può non essere di immediata comprensione per il consumatore, si deve esplicitare la dicitura “protezione bassa”, “protezione media”, “protezione elevata” o “protezione molto elevata”;
  • si deve apporre un apposito logo UV-A che designa un livello minimo di protezione da tali raggi, che si incrementa proporzionalmente all’aumento del fattore di protezione solare, che finalmente è fondato su criteri di prova standardizzati;
  • deve essere evidente che il fattore di protezione solare SPF è da intendersi esclusivamente riferito alla protezione dai soli raggi UV-B che generano l’eritema solare.

Riguardo l’efficacia dei prodotti di protezione solare, già nel 2003 le associazioni delle industrie cosmetiche di Europa (rappresentata da Colipa, the European Cosmetics Association), Giappone e Sud Africa formularono il primo metodo di test internazionale per determinare i parametri del fattore di protezione solare (SPF, Sun Protection Factor), accettato anche dall’associazione dell’industria cosmetica statunitense nel 2006 in seguito a un aggiornamento del metodo (International Sun Protection Factor Test Method).

Nel 2005 fu messo a punto anche uno standard per la valutazione della resistenza all’acqua dei solari, stabilendo due diversi livelli di impermeabilità da segnalare sulla confezione dei prodotti (water resistant, ‘resistente all’acqua’, very water resistant, ‘molto resistente all’acqua’).

Colipa ha poi fissato la scala di classificazione dei prodotti solari accostando le denominazioni di categorie di protezione ai valori numerici del fattore di protezione solare per cui:

  • protezione bassa = SPF 6 e SPF 10;
  • protezione media = SPF 15, SPF 20 e SPF 25;
  • protezione alta = SPF 30 e SPF 50;
  • protezione molto alta = SPF 50+.

Come si nota, non sono contemplati il fattore di protezione SPF 4 e il fattore di protezione SPF 2 perché non assicurano il grado minimo di protezione garantito dai prodotti solari secondo i criteri dell’International Sun Protection Factor Test Method del 2006.

Ciò è anche quanto è stato scritto nella “Raccomandazione della Commissione del 22 settembre 2006 sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni” (2006/647/CE).

Grazie alla proposte avanzata dalla Commissione Europea è stato possibile ancora una volta intervenire nell’ambito della legislazione per salvaguardare i diritti del consumatore, che deve essere informato nel miglior modo possibile quando si accinge a confrontare e scegliere i differenti prodotti in vendita.

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