Salute

Vitamina D contro obesità, depressione, sclerosi multipla e cancro

La vitamina D, precursore dell’ormone calcitriolo prezioso per rafforzare ossa e denti, è un nutriente basilare per il metabolismo del calcio. Ma non solo.

Autore: Arianna Bernardini (Mer, 11/03/2009)

La vitamina D, oggetto di studio di medici e nutrizionisti, sembra avere un ruolo rilevante nella prevenzione dell’obesità, dei disturbi causati dal cambio di stagione, della depressione, delle patologie relative al fegato, dei problemi legati alla produzione inadeguata di insulina, della sclerosi multipla, del cancro al colon e probabilmente anche alla prostata e al seno. La vitamina D è nondimeno indispensabile a ossa e denti.

È possibile verificare la quantità di vitamina D nel sangue, che deve essere compresa tra 50 e i 70 ng/mL, attraverso semplici esami prescritti dal medico.

È possibile comunque innalzare il livello di vitamina D già a tavola, integrando l’alimentazione con pesce azzurro (acciuga o alice, aguglia, cicerello, costardella, lanzardo, sarda, sgombro, spratto, suro), latticini e uova.

Inoltre un’altra fonte di vitamina D deriva dall’esposizione al sole, naturalmente facendo attenzione a non esagerare per non provocare danni alla pelle. Basti pensare che 12 minuti di esposizione al sole estivo di mezzogiorno produce ben 2.000 IU di vitamina D3 naturale; un’ora di esposizione al sole nelle ore estive centrali ne fornisce circa 10.000 IU (tra i 10.000 IU e i 20.000 IU non sono ancora pervenute controindicazioni; la quantità tossica inizia a 40.000 IU e solo se prolungata per alcuni mesi). Si noti che 1 IU equivale a 0,025 μg.
Riguardo la profilassi del cancro, si hanno conferme che i tassi di incidenza di cancro sono più alti nelle zone meno soleggiate e che i pazienti ammalati di cancro restano in vita per un periodo di tempo più lungo se la diagnosi giunge nei mesi estivi.

Attualmente la quantità adeguata di vitamina D è stata definita pari a 200 IU sotto i 50 anni, a 400 IU tra i 50 e i 70 e a 600 IU per gli over 70. Nel caso di necessità particolari, l’integrazione di vitamina D non deve oltrepassare i 2000 IU, sebbene il dottor Jonathan Wright della University of California dichiari che alla maggior parte delle persone occorrano almeno 4000 IU per prevenire parecchie deficienze.

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