Salute

Etichette alimentari - Come gli Europei leggono le etichette

Un’indagine descrive il modo in cui gli Europei leggono le etichette e a quali informazioni sono maggiormente interessati.

Autore: Arianna Bernardini (Mar, 31/03/2009)

La maggior parte dei prodotti alimentari industriali che si acquistano mostrano nell’etichetta una rassegna di informazioni nutrizionali. Uno studio dell’European Food Information Council (EUFIC), condotto su più di 17.000 abitanti del vecchio continente, ha cercato di descrivere il modo in cui gli Europei leggono le etichette e soprattutto a quali informazioni sono maggiormente interessati.

A capitanare la ricerca è stato Klaus Grunert dell’Università di Aarhus in Danimarca, il quale ha preso in esame i comportamenti di Francesi, Tedeschi, Ungheresi, Polacchi, Svedesi e cittadini del Regno Unito.

Tra tutte le informazioni nutrizionali recate dalle etichette, gli interpellati di nazionalità tedesca, ungherese, polacca e svedese hanno dichiarato di essere più attenti ai contenuti delle tabelle nutrizionali, mentre la maggior parte dei consumatori inglesi e dei francesi ha detto di essere più sensibile alle informazioni concernenti il sistema della razione giornaliera raccomandata (RDA, 'Recommended Daily Allowance'). In generale è aumentato il tempo medio dedicato alla lettura delle etichette alimentari, che si aggira intorno ai 30 secondi.

In effetti l’indagine rivela che le abitudini dei consumatori nella lettura dell’etichetta non si limitano a cercare notizie di carattere nutrizionale e salutistico. Alcuni degli aspetti che chi legge un’etichetta esamina con una buona accuratezza sono gusto e qualità organolettiche del prodotto e, ovviamente, la sua convenienza economica.

Un’altra informazione che quasi tutti gli interpellati hanno ritenuto essenziale è l’apporto di calorie, con l’eccezione degli Inglesi, che ritengono più importante il quantitativo di grassi, e degli Svedesi, che privilegiano i dati su grassi e zuccheri. Da tutti sono tenuti in conto anche i valori che indicano la presenza di additivi, vitamine e fibre.

Un piccolo test ha chiesto di indicare il prodotto più sano fra tre appartenenti alla stessa categoria. Circa il 70% di chi ha risposto in Francia, Germania e Regno Unito l’ha scelto in modo corretto, mentre solo il 50% di Ungheresi Polacchi e Svedesi ha individuato il prodotto meno dannoso. I fattori più tenuti in considerazione nel test sono stati il quantitativo calorico e dei grassi; sono state tenute in minimo conto le indicazioni sul contenuto di sale e dei grassi saturi. I giovani e i cittadini di livello socio-economico più agiato sono stati quelli che hanno dimostrato una maggiore competenza per quanto riguarda la nutrizione e la salute alimentare.

Per quanto riguarda la grafica applicata alle tabelle nutrizionali, è risultato molto utile il sistema dei colori, che associa ai quantitativi di ogni sostanza alimentare un indicatore cromatico che avverte delle quantità raccomandabili. La metafora utilizzata comunemente è quella del semaforo, per cui sostanze alimentari che possono essere dannose se mangiate in modo eccessivo vengono indicate in rosso. Il problema emerso però è che ben il 73% degli intervistati ha collegato erroneamente il colore rosso ad alimenti assolutamente dannosi e da non consumare, mentre invece il significato è solo quello di suggerirne un consumo moderato.

Tra le abitudini che tutti gli Europei dovrebbero curare maggiormente è emerso il maggior consumo di frutta e verdura, cereali integrali e fibre. Gli Svedesi hanno evidenziato anche l’importanza dell’assunzione di acidi grassi omega-3. Poco chiara invece è risultata la differenza tra grassi monoinsaturi e polinsaturi e l’utilità di aumentarne il consumo senza rischi per la salute.

«Senza alcun dubbio le etichette nutrizionali occupano un ruolo fondamentale nell’educazione alimentare e in questo senso dovrebbero essere ritenute un punto chiave nelle politiche inerenti alla salute pubblica» ha commentato Klaus Grunert. «Nei diversi paesi europei sono utilizzate diverse tipologie di etichette nutrizionali, ma i dati che abbiamo raccolto mostrano che il consumatore medio è capace di interpretarle e in genere sa farne uso per compiere delle scelte nutrizionali consapevoli».

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