Dieta

La dieta Scarsdale - Caratteristiche e validità

Le caratteristiche, i fondamenti scientifici, i vantaggi e gli svantaggi della dieta Scarsdale.

Autore: Arianna Bernardini (Gio, 05/03/2009)

La dieta Scarsdale è stata pubblicata dal cardiologo americano Herman Tarnower nel 1978. Prima di questa data è stata sperimentata per 19 anni su gruppi di pazienti in cura presso lo Scarsdale Medical Center di New York, fondato e diretto dallo stesso Tarnower. Il fine primario del piano dietetico era quello di proporre un programma nutrizionale ideale per soggetti affetti da cardiopatie, ma al momento in cui è stato divulgato ha assunto la fisionomia di una dieta praticabile con successo da chiunque.

L’obiettivo del programma nutrizionale è di ridurre la quantità di calorie introdotte nell’organismo, limitando l’apporto giornaliero a circa 1.000 calorie. Queste vengono prodotte dal metabolismo di alimenti costituiti per il 43% da proteine, per il 22,5% da lipidi e per il 34,5% da zuccheri.

Il programma standard della dieta Scarsdale è estremamente rigido e si sviluppa nel corso di 14 giorni, ma può essere ripetuto ciclicamente fino al raggiungimento del peso forma, intercalando dei periodi in cui si riprende un piano nutrizionale meno duro.

I pasti ammessi ogni giorno sono soltanto tre: colazione, pranzo e cena e non sono consentiti spuntini al di fuori di questi, ad eccezione di piccole quantità di verdura cruda. Gli alimenti previsti possono essere consumati in quantità arbitraria, a condizione di attenersi solo a quelli assegnati a ogni pasto. Inoltre si devono bere molti liquidi per facilitare l’eliminazione delle scorie azotate derivate dalla metabolizzazione delle proteine.

In generale sono proibiti tutti i prodotti derivati dalla farina, quasi tutti i latticini (tranne i formaggi magrissimi), i grassi aggiunti animali e vegetali (olio, margarina, panna, burro, ecc.), i salumi, gli alcoolici, i dolci, i succhi di frutta, il cioccolato. Bandito anche lo zucchero, da sostituire con edulcoranti. 

Gli alimenti permessi sono invece quasi tutti gli ortaggi (sedano, carote, pomodori, cetrioli, lattuga, funghi, cavolini di Bruxelles, peperoni, spinaci, broccoli, cavolfiori, ecc., ad eccezione di mais, piselli, patate e legumi) e la frutta fresca.

Sono consentite le spezie aromatizzanti, mentre carne e pesce vanno scelti tra quelli più magri e vanno sgrassati prima di cuocerli.

Da bere, oltre all’acqua, sono consentiti il caffè, il tè e le bevande che non contengono zucchero.

Il regime rigido, da ripetere per due settimane, è quello che segue (o una sua variante che non modifichi l’apporto calorico e il bilanciamento carboidrati/lipidi/protidi).

Prima colazione: una fetta di pane integrale, caffè o tè senza zucchero (consentiti invece gli edulcoranti) e mezzo pompelmo.

Lunedì. Pranzo: carne fredda con contorno di pomodori. Cena: pesce o crostacei con contorno di insalata mista, una fetta di pane integrale e frutta.

Martedì. Pranzo: macedonia di frutta fresca, caffè o tè. Cena: hamburger magro cotto alla griglia con contorno di verdure, caffè o tè.

Mercoledì. Pranzo: tonno condito solamente con limone o aceto, pompelmo o frutta di stagione, caffè o tè. Cena: agnello arrosto accompagnato da insalata di lattuga, pomodori, cetrioli e sedano, caffè o tè.

Giovedì. Pranzo: due uova cotte senza grassi aggiunti, formaggio magro, un’insalata di zucchine o cavolini di Bruxelles o pomodori, una fetta di pane integrale e caffè o tè. Cena: pollo arrosto o alla griglia con contorno di spinaci, peperoni, fagiolini, pomodori.

Venerdì. Pranzo: formaggio magro, spinaci, una fetta di pane integrale e caffè o tè. Cena: pesce o crostacei con contorno di insalata mista, una fetta di pane integrale.

Sabato. Pranzo: macedonia di frutta e caffè o tè. Cena: pollo o tacchino arrosto, insalata di lattuga e pomodori, pompelmo o frutta fresca.

Domenica. Pranzo: tacchino o pollo con insalata di pomodori, carote, cavoli cotto, broccoli o cavolfiori, pompelmo o frutta di stagione, caffè o tè. Cena: vitello arrosto con insalata di lattuga, cetrioli, sedano, pomodoro, zucchine.

Al termine del regime rigido si può mangiare di più, per un periodo di altri 14 giorni. In questo periodo il piano dietetico prevede l’introduzione di tre uova alla settimana, mentre ogni giorno è possibile consumare anche due fette di pane, marmellata senza zucchero, noci e un bicchiere di vino.

I cicli possono essere alternati senza soluzione di continuità.

La dieta Scarsdale permette di fare dimagrire rapidamente: Tarnower teorizza che ogni giorno si può ridurre mediamente il peso corporeo di circa 450 grammi. La prima settimana è possibile registrare perdite di peso anche pari a 4 Kg. Inoltre, nelle due settimane di regime rigido il corpo non subisce carenze alimentari, a dispetto del ridotto apporto calorico, proprio per l’ottimale bilanciamento in carboidrati, grassi e proteine.

Gli svantaggi di questo regime dietetico sono innanzi tutto sul piano psicologico: l’estremo rigore del programma nutrizionale implica un forte condizionamento dello stile di vita, che finisce per scontrarsi con le abitudini alimentari di chi vive accanto alla persona che pratica la dieta. Durante il periodo più rigido, peraltro, si avverte molto rapidamente la fame, che bisogna sopportare con molta forza di volontà rendendo impraticabile il programma alimentare da parte di soggetti meno determinati.

Dal punto di vista della scienza dell’alimentazione va detto che numerosi studi recenti non condividono l’idea di Tarnower per cui questa condotta nutrizionale non abbia alla lunga delle controindicazioni. In effetti, trattandosi di un regime molto rigoroso e controllato, risulta sconsigliabile proseguire questa dieta per più di un ciclo.

Inoltre, se si segue il programma Scarsdale per diversi cicli consecutivi si corre il rischio di incorrere nel cosiddetto "effetto fisarmonica", perdendo peso durante il regime rigido e recuperandolo rapidamente nel periodo più morbido.

I critici più ostili alla dieta Scarsdale osservano poi che in effetti la perdita di peso durante il periodo rigido è dovuta alla perdita di acqua piuttosto che alla riduzione delle riserve adipose, rendendo impossibile perciò stabilizzare il dimagrimento e apportando pochi reali benefici al corpo.

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