Autore: Arianna Bernardini (Gio, 05/03/2009)
La dieta Montignac rientra nella categoria delle diete che agiscono riducendo l’ingestione di carboidrati.
In questo senso si può considerare una delle numerose diete low-carb esistenti, che partono dal presupposto che il dimagrimento è direttamente correlato alla minore introduzione di zuccheri nei processi metabolici.
Michel Montignac ha elaborato questo metodo alla fine degli anni ’80, partendo dall’osservazione proveniente da numerosi studi epidemiologici che, nonostante in linea tendenziale nei paesi più industrializzati il consumo medio di calorie si sia ridotto del 35 per cento, il numero complessivo di persone affette da obesità è aumentato di quattro volte negli ultimi quarant’anni. Prova evidente che la presunta correlazione diretta tra aumento di peso e maggiore assunzione di calorie è un presupposto falso.
Secondo Montignac la vera causa dell’accumulo di peso è l’iperinsulinismo, ossia la produzione esagerata di insulina ad opera del pancreas, che ha l’effetto di avviare dei processi metabolici noti come litogenesi che portano a trasformare gli zuccheri in grassi piuttosto che a bruciarli per erogare energia. A scatenare l’abnorme presenza di insulina nel sangue è l’eccessivo consumo di alimenti contenenti carboidrati: proprio l’elevata concentrazione di zuccheri nel sangue induce il pancreas a secernere più insulina, fino all’eccesso.
Su questa evidenza, il metodo Montignac punta essenzialmente a orientare il regime alimentare verso un consumo di cibi poveri di carboidrati, indipendentemente dall’apporto calorico che sono in grado di esplicare.
Ciascun alimento viene classificato con uno specifico indice glicemico, che definisce la capacità di un alimento di liberare un determinato quantitativo di glucosio in seguito al completamento dei processi digestivi. Il valore di riferimento è 100, attribuito proprio allo zucchero. Valori più prossimi a 100 sono attribuiti a cibi che introducono nel sangue più glucidi, mentre valori più bassi si riferiscono ad alimenti che rilasciano meno zuccheri. Per esempio le patate hanno un indice glicemico di 90, mentre il latte ha 30 e le banane 60. Per una tabella completa degli indici glicemici medi associati agli alimenti più comuni si può vedere il sito del metodo Montignac.
La dieta Montignac si sviluppa in due fasi distinte: la prima punta a ridurre l’accumulo di grasso e a portare fino al peso forma, la seconda serve a mantenere il peso ottimale raggiunto.
Nella prima fase si punta a realizzare un consumo di alimenti aventi un indice glicemico non superiore a 35, in modo da contenere il più possibile la produzione insulinica. A una produzione di insulina ridotta corrisponde una trasformazione dei glucidi in grassi prossima allo zero, mentre si avviano i processi di riutilizzo delle riserve accumulate nel corpo sotto forma di tessuti adiposi, avviando così il dimagrimento.
Nella seconda fase si potranno mangiare più alimenti, ma sempre facendo attenzione a evitare i cibi con elevato indice glicemico.
La corretta applicazione di questo regime alimentare prevede anche un oculato apporto di proteine e grassi. Per esempio si può scegliere alternativamente tra il consumo di pasti con prevalenza di proteine e lipidi, in cui si mangia soprattutto carne e pesce e si ingeriscono cibi con indice glicemico non più alto di 35, oppure pasti con più elevato apporto di glucidi, in cui vengono limitati i grassi polinsaturi e monoinsaturi e vengono banditi i grassi saturi, mentre l’indice glicemico degli alimenti viene mantenuto sotto il valore 50.
Il metodo dietetico Montignac presenta alcuni vantaggi. Offre un’elevata scelta di alimenti senza imporre eccessive restrizioni che finiscono per demotivare o per deprimere psicologicamente; scegliendo con cura i cibi a basso indice glicemico si può continuamente variare il proprio regime alimentare senza avere una forte percezione di stare seguendo una dieta. Peraltro, tenendo sotto controllo la produzione di insulina e quindi l’accumulo di grassi si riduce il rischio della comparsa di malattie cardiovascolari e del diabete.
I difetti di questa dieta risiedono nella difficile attribuzione dell’indice glicemico agli alimenti perché uno stesso cibo può avere un indice glicemico diverso a seconda delle modalità di produzione.
Studi recenti hanno infatti rilevato come la varietà di un certo alimento può determinare un indice glicemico diverso: le patate bollite per esempio possono essere caratterizzate da un indice che varia da 56 a 101. Questo grado anche molto marcato di variabilità rende molto difficile orientarsi nella scelta degli alimenti da consumare. Inoltre l’indice glicemico varia anche in funzione di una serie di interazioni: per esempio associando carboidrati con proteine l’indice si riduce e lo stesso accade se si aggiungono grassi. Tutto questo rende più complessa l’applicazione del metodo basandolo solo sul computo degli indici glicemici dei cibi.
Dieta help!
(24/02/2012 - 20:02)
Ciao c'è qlc che sta facendo la chetogenica?aiuti,suggerimenti,proposte sono ben accetto!!
Ciao buona serata!
HELP
(08/02/2012 - 19:05)
ciao a tutti...
salve a tutti!
(20/01/2012 - 15:42)
una saluto a tutti voi di "Fitness People" da CAT Italia!!!
Prova
(09/01/2012 - 13:49)
We!!! Prova!
da oggi parto con la dieta zona!!!
(21/12/2011 - 18:51)