Autore: Arianna Bernardini (Gio, 05/03/2009)
La dieta di South Beach è stata elaborata alla fine degli anni ’90 dal cardiologo statunitense Arthur Agatston con il fine di predisporre un piano nutrizionale ottimale per persone affette da cardiopatie. L’efficacia del metodo e la positività dei risultati hanno convinto Agatston a divulgare il suo modello alimentare mediante una serie di pubblicazioni che hanno ottenuto rapidamente un grande successo (ad esempio “The South Beach Diet: The Delicious, Doctor-Designed, Foolproof Plan for Fast and Healthy Weight Loss” e, per il pubblico italiano, “La Dieta di South Beach all’Italiana”, un’applicazione della dieta agli usi alimentari del nostro paese curati dall’esperta di Scienza dell’Alimentazione Diana Scatozza).
Il principio fondamentale intorno a cui si articola la dieta di South Beach è il controllo della quantità di carboidrati introdotto nell’organismo. Un’elevata quantità di carboidrati genera una produzione eccessiva di insulina che ha l’effetto di indurre la trasformazione degli zuccheri in grassi, e quindi in tessuti adiposi. Inoltre la riduzione dei carboidrati presume che l’organismo compensi il più ridotto apporto energetico attingendo alle riserve naturali di grasso del corpo, riducendone la massa.
Il fattore che viene tenuto in considerazione più di altri è l’indice glicemico degli alimenti, ossia la capacità di ciascun alimento di rilasciare zuccheri nel sangue. Altro aspetto fondamentale nella dieta del dottor Agatston è l’eliminazione dei grassi saturi di provenienza animale, causa di aumento del colesterolo cattivo e quindi responsabili di malattie del sistema cardiocircolatorio. Vengono mantenuti invece i grassi insaturi.
L’applicazione della dieta di South Beach si effettua in tre fasi distinte.
Durante la prima fase si interviene in modo radicale sulla quantità di carboidrati. Benché rimanga sostanzialmente invariato il quantitativo di proteine e di grassi “buoni”, vengono banditi pasta, riso, pane e patate, tutti alimenti con indice glicemico alto, ma anche frutta, latte, latticini e carni grasse. Rimangono le carni bianche, le uova, il pesce, le verdure, numerosi ortaggi e i salumi. Questo periodo molto rigido ha la durata di due settimane e dà modo di perdere fino a 6 chilogrammi, incoraggiando con la percezione immediata di un buon risultato chi si sottopone a questo regime dietetico.
La seconda fase prevede un aumento del carico dei carboidrati complessi (polisaccaridi), come cereali integrali, pasta e riso, ma anche frutta, legumi, vino rosso. In sostanza, dopo avere frenato la produzione di insulina mediante la fase di attacco, si reintroducono tutti i nutrienti in modo graduale, anche se in effetti non si raggiungono mai quantità elevate. Di patate, banane, miele e prodotti alimentari con carboidrati particolarmente raffinati è consentito un consumo fortemente limitato. La durata di questa seconda fase dipende dalla condizione fisica del soggetto e da come il suo corpo reagisce al regime alimentare. In generale va mantenuta fino al raggiungimento del peso forma.
La terza fase, a detta di Agatston, andrebbe mantenuta per tutta la vita. Propone un piano nutrizionale più ampio in cui sostanzialmente sono concesse tutte le sostanze, benché il consumo di grassi saturi e polinsaturi viene comunque ristretto. In questa fase viene prestata la massima attenzione alla corretta ed equilibrata assunzione delle sostanze alimentari, in modo da non creare squilibri. Se però per via di un comportamento alimentare che finisce per discostarsi troppo dai dettami di questa terza fase si dovesse ricominciare ad aumentare di peso, si può ricominciare l’intero regime dietetico a partire dalla prima fase.
I vantaggi della dieta di South Beach derivano dall’attento controllo dei carboidrati cattivi (monosaccaridi) e dei grassi saturi e polinsaturi introdotti nell’organismo. Questo giova a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari e a frenare l’insorgenza del diabete alimentare. Inoltre la quantità e la varietà di alimenti che possono essere regolarmente assunti permette di minimizzare la monotonia e il senso di fame associato alla pratica della dieta, rendendo possibile proseguirla senza grandi difficoltà.
La dieta di South Beach nella sua prima fase è un tipo di dieta low-carb, in cui si agisce mediante la riduzione aggressiva dei carboidrati. Questo tipo di approccio produce il risultato di eliminare i liquidi dall’organismo piuttosto che la massa grassa, a scapito della massa muscolare, rallentando oltremodo il metabolismo e sovraccaricando i reni. In generale le diete che producono un abbassamento del peso troppo repentino non inducono cambiamenti nell’organismo di lunga durata e rischiano di depauperare l’organismo di componenti nutritivi importanti, in questo caso le vitamine e i sali minerali.
Infine la scarsa considerazione attribuita al calcolo delle calorie non tiene conto del rapporto tra alimentazione e attività fisica, rischiando di debilitare eccessivamente quei soggetti che praticano una vita più dinamica.
Dieta help!
(24/02/2012 - 20:02)
Ciao c'è qlc che sta facendo la chetogenica?aiuti,suggerimenti,proposte sono ben accetto!!
Ciao buona serata!
HELP
(08/02/2012 - 19:05)
ciao a tutti...
salve a tutti!
(20/01/2012 - 15:42)
una saluto a tutti voi di "Fitness People" da CAT Italia!!!
Prova
(09/01/2012 - 13:49)
We!!! Prova!
da oggi parto con la dieta zona!!!
(21/12/2011 - 18:51)