Bellezza

Cosmetici e sperimentazione sugli animali: prodotti cruelty-free e non

La sperimentazione sugli animali per scopi cosmetici è attuata tramite test cruenti. In attesa che questi vengano definitivamente vietati dalla legge, scopriamo i veri prodotti cruelty-free.

Autore: Arianna Bernardini (Mer, 16/09/2009)

Cosmetici e sperimentazione sugli animali: prodotti cruelty-free e nonI cosmetici e i prodotti per la cura del corpo contengono ingredienti che, prima di potere essere utilizzati dall’uomo, devono divenire oggetto di studi fisici, chimici e tossicologici. E i test per identificare i potenziali effetti negativi di talune sostanze chimiche vengono eseguiti sugli animali: conigli soprattutto, ma anche cavie, cani, gatti e topi.

Senza avere un’idea precisa del tipo di metodi applicati, si potrebbe pensare che gli animali esaminati siano sottoposti a test indolori. Nulla di più sbagliato, la sperimentazione sugli animali prevede trattamenti alquanto cruenti.

In primo luogo, è raro che essi siano sottoposti ad anestesia, vuoi per la natura degli esperimenti, vuoi per la negligenza di chi li esegue. Di norma, agli animali vengono somministrate delle sostanze in modo massiccio, applicandole per esempio sulla loro superficie oculare oppure sulla pelle.

Le conseguenze sono terribili, in quanto molti di essi muoiono, mentre chi sopravvive riporta gravi ustioni oppure intossicazioni permanenti.

In altri casi, le sostanze da sperimentare vengono loro somministrate in forma gassosa, con effetti egualmente fatali dal momento che, anche in questo caso, si verificano molti decessi e gli animali sopravvissuti restano gravemente segnati, manifestando sintomi quali tremendi spasmi e convulsioni.

Negli ultimi anni, qualche passo avanti dal punto di vista etico è stato compiuto e l’Unione Europea − anche in considerazione di alcuni sondaggi dai quali si è evinto che la maggioranza dei cittadini europei è molto sensibile al tema del benessere e della protezione degli animali − ha stabilito di regolamentare i test cosmetici in maniera differente rispetto a quanto sin qui avvenuto, promuovendo l’adozione di metodologie alternative alla sperimentazione animale.

Una sperimentazione che si rivela, oltre che particolarmente cruenta, anche poco affidabile, in quanto le differenze biologiche esistenti tra gli esseri umani e le altre specie non garantiscono affatto che un prodotto rivelatosi innocuo per una cavia lo sia anche per un uomo.

Una direttiva dell’Unione Europea risalente al 1993 prevedeva la graduale soppressione della sperimentazione sugli animali per scopi cosmetici, sia per i singoli ingredienti che per i prodotti finiti. Ma la direttiva in questione ha avuto un percorso molto accidentato, dal momento che la sua applicazione è stata puntualmente posticipata di biennio in biennio, essendo il divieto di sperimentazione animale subordinato alla validazione di metodi alternativi.

Dopo una serie di divergenze tra Parlamento Europeo da un lato (organo che chiedeva l’applicazione immediata della direttiva) e Commissione e Consiglio dall’altro (che sostenevano la necessità di convalidare dei metodi alternativi sicuri prima di dare luogo al divieto di sperimentazione animale), nel 2003 si è giunti a una proposta condivisa. Si è cioè stabilito che, entro il 2009, si sarebbe applicato un doppio divieto che avrebbe proibito da una parte i test cosmetici sugli animali in tutti i Paesi membri dell’Unione Europea − consentendo però ancora quelli riguardanti la tossicità riproduttiva, la tossicità a dosi ripetute e la tossicocinetica − e dall’altra la vendita di cosmetici contenenti ingredienti testati su animali.
La proposta stabiliva inoltre che, entro il 2013, si sarebbe reso operativo anche il divieto di eseguire i test ancora consentiti, ovvero quelli di tossicità sopra elencati, a patto però di disporre di test alternativi adeguati.

L’11 marzo 2009 sono effettivamente entrati in vigore i divieti previsti nel 2003 e dunque la situazione normativa attuale prevede, almeno in teoria (in quanto ogni Stato Membro è poi chiamato a proprie iniziative legislative di attuazione), che non si possano eseguire sugli animali test che riguardino sostanze singole o prodotti finiti, fatti salvi i test di tossicità. Inoltre è vietato vendere prodotti di make-up e prodotti per la cura e l'igiene del corpo che siano stati, interamente o per singole sostanze, sperimentati su animali, sempre fatta eccezione per i tre test di tossicità ancora consentiti.

Una situazione che rappresenta una vittoria solo parziale per chi ha a cuore le sorti degli animali da laboratorio sottoposti ai test cosmetici. Difatti, prima che sia possibile acquistare qualsiasi cosmetico con la verosimile certezza che la sua produzione non abbia provocato sofferenze ad altri esseri viventi senzienti, dovranno trascorrere altri anni. La data del 2013 è solo indicativa, in quanto difficilmente per quell’anno saranno stati validati test di tossicità alternativi rispetti a quelli attuali, visto che la validazione è un processo che richiede degli iter di approvazione assai laboriosi e lenti.

A ogni modo, l’industria dei cosmetici dichiara di essere intenzionata ad adoperarsi per pervenire, nel più breve tempo possibile, all’utilizzo dei soli metodi in provetta, notevolmente più rapidi e affidabili rispetto ai test sugli animali.

Colipa, l’associazione che rappresenta le aziende cosmetiche europee, si impegna da anni finanziando ricerche scientifiche che possano sviluppare delle tecniche alternative rispetto alla sperimentazione animale, dei metodi che siano convalidati dagli scienziati e dalle competenti autorità a livello internazionale.

Metodi alternativi che vengono validati, per l’Europa, da un apposito comitato scientifico nominato dalla Commissione Europea e denominato “European Centre for the Validation of Alternative Methods”, o più in breve ECVAM.

Colipa auspica che le ricerche che essa finanzia possano condurre alla scoperta e alla successiva convalida di modelli in provetta che testino le cellule cutanee umane e che siano dunque capaci di prevedere le possibili reazioni allergiche nei futuri acquirenti. Uno dei progetti nei quali l’associazione è maggiormente impegnata è denominato “Sens-it-iv” e riguarda ben 28 università e svariati istituti di ricerca. Esso si propone l’obiettivo di trovare soluzioni in vitro che possano allargare le conoscenze relative alla dermatite allergica da contatto, e nel contempo contribuire a portare avanti la politica definita delle “Tre erre”, ovvero Rimpiazzamento, Riduzione e Raffinamento degli esperimenti sugli animali.

Sono già disponibili dei metodi alternativi, in provetta appunto, che riguardano la fototossicità acuta e la corrosione cutanea, e che permettono di sostituire definitivamente i test sugli animali concernenti le soglie tossicologiche relative alle sostanze chimiche e cosmetiche.

Grazie a dei piccoli dischi di pelle umana artificiale, si sono potute testare numerose sostanze per stabilirne il potere irritante, e migliaia e migliaia di conigli hanno in tal modo evitato le notevoli sofferenze del “draize-test”, un test introdotto ormai 60 anni or sono e che utilizzava la cute dei conigli per valutare la sicurezza di sostanze chimiche utilizzate per molti prodotti. Tra i quali, appunto, quelli cosmetici.

Altri test approvati dall’ECVAM sono quelli detti organotopici, eseguiti su materiali “ex vivo”, cioè ottenuti da animali che sono stati uccisi per scopi alimentari.

Nella speranzosa attesa che le organizzazioni scientifiche e le istituzioni politiche riescano a impiegare nel migliore dei modi tutte le risorse a loro disposizione per giungere al definitivo abbandono delle cruente sperimentazioni eseguite sugli animali, ci si può sin d’ora orientare all’acquisto dei cosmetici cosiddetti “cruelty free”, teoricamente realizzati cioè nel rispetto totale di tutti gli esseri viventi. Questi cosmetici dovrebbero impiegare infatti solo ingredienti già validati e dunque considerati sicuri, senza fare assolutamente ricorso a nuove sostanze che, prima di poter essere proposte per gli esseri umani, debbano essere sperimentate sugli animali. Ma vi invitiamo a visualizzare il video pubblicato alla fine di questo dossier.

Anche se il mero utilizzo di sostanze già validate per creare nuovi prodotti cosmetici potrebbe apparire a prima vista una rilevante restrizione, occorre considerare che sul mercato esistono circa 15.000 ingredienti già disponibili e sicuri. Evenienza, questa, che ci dovrebbe indurre a riflettere sul fatto che la continua ricerca di nuove sostanze chimiche che diano vita a cosmetici dotati della classica “nuova formula” sia sovente una scelta legata a motivi di marketing e non certo alle previsioni di un reale miglioramento qualitativo dei prodotti.

Per individuare i prodotti cosmetici “cruelty-free” e scegliere dunque di sostenere quelle aziende che attuano una politica commerciale responsabile, occorre cercare la dicitura “Stop ai test animali/Controllato ICEA per LAV", dicitura che spesso si presenta con accanto il logo di un coniglietto.

Ecco una lista delle ditte “cruelty-free”, completa e aggiornata periodicamente, compilata e curata da consumoconsapevole.org


Prodotti cosmetici ed esperimenti sugli animali

STAMPO LA NOTIZIA image
INVIO VIA E-MAIL image

Per scrivere un messaggio:

effettuo l'accesso

oppure

apro un nuovo account

oppure

Effettuo l'accesso con il mio account di Facebook

Ultimi post dei blog

image

MIMOLUTTOLO

Dieta help!
(24/02/2012 - 20:02)

 Ciao c'è qlc che sta facendo la chetogenica?aiuti,suggerimenti,proposte sono ben accetto!! Ciao buona serata!  

image

ferruccio

HELP
(08/02/2012 - 19:05)

 ciao a tutti...

image

CAT-ITALIA

salve a tutti!
(20/01/2012 - 15:42)

 una saluto a tutti voi di "Fitness People" da CAT Italia!!!  

image

Luca970

Prova
(09/01/2012 - 13:49)

We!!! Prova!

image

federica88

da oggi parto con la dieta zona!!!
(21/12/2011 - 18:51)

image
image